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Mains Independant Power Amplifier: un finale a batterie
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Un sistema di riproduzione audio deve spesso lavorare in un ambiente ostile. La tua sala d'ascolto, calda in inverno, fresca in estate, accogliente ed arredata con gusto e cura, è un ambiente confortevole per te, per l 'eventuale partner, per gli ospiti e anche ma non ci scommetterei, per gli eventuali figli e nipoti. Ma, di base, non lo è per il tuo impianto stereofonico. A lui poco importa se il look dei suoi componenti si integra col design delle tue lampade o se il colore dei divani si abbina bene alla tonalità del legno dei diffusori. Lui soffre per i muri lisci, per la defilata posizione che gli hai dato nella stanza, per il rimbombo che deve combattere per farsi sentire bene. Lui patisce come una rossa F1 per mulattiere, come uno squalo bianco in piscina, come Pollini a far concerti con la clavietta o come Karpov e Fisher costretti in una sfida a Monopoli. Una stanza domestica non ha, normalmente, un'acustica adatta per la buona riproduzione musicale. La corrente che arriva ai componenti attivi del tuo sistema hi-fi è buona per i ferri da stiro, per frullatori, per rasoi e rasaerba elettrici. Non è l'ideale per i sofisticati apparecchi atti a riprodurre musica. Consideriamo un sistema audio solo come la catena che va dalla fonte ai diffusori, non includendovi, per il momento e contrariamente alle mie convinzioni, ambiente d'ascolto e corrente di rete, ovvero il contesto.
Questo sistema audio suonerà in un certo suo modo. Ma questo suo suono non è di fatto svincolabile dal contesto. Quando cambia il contesto, cambia il suono. Quindi, anche il contesto determina il suono di una catena. Provare a spostare un sistema audio da una stanza all'altra della propria abitazione può essere un esperimento sconvolgente: c'è l'altissimo rischio di non riconoscerne più le caratteristiche sonore! L'acustica dell'ambiente d'ascolto pesa in modo drammatico sul risultato sonoro finale. C'è chi dice che conta di più il suono riflesso di quello diretto. C'è anche chi dice che la proporzione è fifty-fifty. C'è chi attribuisce meno importanza al suono riflesso rispetto a quello diretto. Ma sono rimasti desolatamente in pochi a sostenere che l'acustica del luogo d'ascolto non abbia influenza sulla qualità finale della riproduzione sonora. Poiché il contesto acustico di partenza non è adeguato alle necessità di un sistema stereofonico, per ottenere i migliori risultati è necessario cambiarlo condizionandolo alle necessità della riproduzione audio. Qui entrano in gioco le strategie per il set-up dei diffusori e del punto d'ascolto e quelle per il trattamento acustico ambientale, che sono varie, di diverso impatto ed efficacia, ognuna con i suoi pro e i suoi contro. L'acustica dell'ambiente d'ascolto è la variabile contestuale di gran lunga più influente. Tuttavia anche la qualità della corrente di rete è parecchio importante per fare lavorare al meglio amplificatori e macchine di lettura. Questo fatto è conosciuto da molti anni durante i quali sono state proposte numerose soluzioni: filtri di rete, apparati di condizionamento, cavi speciali, ecc. .Tutti questi accorgimenti hanno anche loro pro e contro! Fra questi ultimi, oltre all'incostanza dei risultati, l'aspetto più frequentemente rilevato dagli utilizzatori di sistemi di condizionamento della corrente di rete, è una fastidiosa compressione della dinamica. Così molti preferiscono alimentare le loro apparecchiature direttamente con la corrente di rete non condizionata, magari dopo aver curato la qualità di base della loro rete elettrica (connessione a terra compresa) . Da un po' di tempo assistiamo ad un interessante tentativo da parte di alcuni progettisti: quello di eliminare totalmente l'asservimento diretto degli apparecchi dalla alimentazione elettrica tramite l'utilizzazione di batterie. Per la verità già alcuni prodotti del passato di Jeff Roland e di Forsell (per il suo pre-pre) avevano adottato questa soluzione. Non è un'idea nuovissima e non è un'idea da tutti ritenuta come la migliore o priva di problemi. Però si ha l'impressione che oggi l'attenzione sull'alimentazione a batterie e la proposta di apparecchi in grado di funzionare con la spina staccata sia in aumento, soprattutto per quanto riguarda stadi phono e pre di linea, cioè congegni che assorbono quantità modeste di energia. Ma per i finali? Assieme ad italiani come ICS per il suo pre phono o DOMA per il suo preamplificatore, alcuni costruttori svizzeri sono in prima linea. DarZeel ha recentemente introdotto sul mercato il pre a batterie NHB-18NS. Ma il più acerrimo nemico delle nefandezze causate dalla corrente elettrica è certamente Serge Schmidlin dell'Audio Consulting, che, pur continuando a proporre il suo sistema di condizionamento della corrente elettrica basato su trasformatori di alto pregio, si è decisamente invaghito per l'alimentazione a batterie. Se fosse per lui, tutti componenti andrebbero tenuti staccati dalla rete quando si ascolta….. accendendoli quando non si ascolta. I diffusori Dulcet di Mantra Sound presenti nella sua sala d'ascolto di Ginevra sono collegati ad un pre ed un finale alimentati a batterie ed anche le fonti vanno a pile. Il suo è il solo sistema di riproduzione audio che ho sentito funzionare totalmente svincolato dalla rete elettrica. Forse non incidentalmente, riproduce contrasti sonori ed offre un senso di vivida presenza di riferimento. Nel catalogo Audio Consulting troviamo i sontuosi preamplificatori Silver Rock, un passivo a trasformatori in argento, e l'SWGLA, un linea "pseudopassivo", che guadagna 10 dB. Utilizza batterie al piombo. Consuma pochissimo. Può stare acceso per giorni senza necessità di essere ricaricato. Suona in modo veramente serio: velocissimo e dinamico, neutro e molto accurato, è pugno di ferro e guanto di velluto senza mai graffiare o imbonire. E' il preamplificatore del mio personale sistema da circa due anni. Qui vorrei parlare del mio incontro-scontro con il finale Audio Consulting M.I.P.A. (Mains Independant Power Amplifier), un finale a batterie. Stavo cercando un ampli da mettere in mezzo fra le Avalon Eidolon Vision e il sucitato pre. Le Vision hanno efficienza 87 dB. Tenetelo presente. La mia stanza è 5 x 4 x 3 m. Tenete presente anche questo. Andavo cercando un certo suono. Provai finali di alto livello e di tipologia varia. Ognuno di loro era in grado di offrire performances realmente di gran classe, ma in nessuno trovavo la sintesi delle qualità che cercavo. Dove c'era eccellente rapidità, non riscontravo altrettanta liquidità. Se trovavo la trasparenza di cui avevo bisogno, non riscontravo una adeguata estensione tonale. Il mio desiderio era di ottenere un suono estremamente concreto, solido, dinamico, presente. Un suono affaticante? Ma nemmeno per idea! Ho la "necessità" di ascoltare per ore. Aborro tutto ciò che provoca ascolto affaticante o tedioso. Voglio alte frequenze aperte ed accurate senza essere pungenti; voglio energia e ricchezza alle medie frequenze; voglio basse frequenze profonde, ma non mollicce: devono essere rapide, ben intelligibili, articolate. Voglio equilibrio, energia e…..aria. Dato che avevo il pre di Schmidlin, volli provare l'abbinamento con un suo finale. Ma c'era un problema: Serge produce finali per diffusori ad alta efficienza, finali di altissimo pregio, ma in grado di erogare solo una manciata di watt. Ha un solo finale "potente": il MIPA, un 30 W a stato solido con trasformatori in entrata ed uscita, alimentato a batterie. La sua potenza dichiarata è, sulla carta, insufficiente per un diffusore con 87 dB d'efficienza. Però la faccenda delle batterie mi intrigava. Volli provarlo, sapendo già come sarebbe andata a finire. Andò a finire che il MIPA si rivelò il miglior finale che mi sia mai capitato di sentire nella mia stanza …. ascoltando a volume medio basso. In due parole: straordinaria rappresentazione dello spazio, stupefacente microdinamica, trasparenza ed equilibrio tonale. Ottimo per gli ascolti a notte fonda. Purtroppo però, ascoltando a volume normale, tutto il bel castello crollava. Con il rock si rivelava lento e fiacco. Con la classica , se cercavo la giusta pressione sonora, spesso e troppo presto, la distorsione si manifestava evidente ed imponente. Anche con le voci il livello di pressione sonora riproducibile senza distorsione apparente era eccessivamente troppo basso. Che peccato, pensai, non poter utilizzare un finale con una così buona rappresentazione del soundstage e con una pasta di suono così bella. Corrucciato, lo restituì al distributore Mantra Sound. Ah! Stavo per dimenticare di riferirvi un dato importante: sia il MIPA che avevosentito suonare fortissimo, velocissimo e pieno da Serge con diffusori con efficienza superiore ai 100 db, sia quello che avevo provato con risultati non soddisfacenti con i miei diffusori da 87 db, avevano a bordo due batterie ricaricabili da 10 Ah/12 V. Narra la leggenda che, successivamente alla restituzione, intercorsero numerose ed intense telefonate fra Audio Consulting e Mantra Sound. Da un lato del filo telefonico c'era Serge che non si spiegava un risultato così deludente. Dall'altro Guido (Chiostri) della Mantra Sound, che aveva sentito suonare il MIPA con le Vision e che aveva toccato con mano la problematica. La cosa strana era lo stupore di Serge. A me pareva normale che un 30w potesse andare in crisi con diffusori di efficienza medio-bassa. Perché all'Audio Consulting si meravigliavano? Passarono poi alcuni mesi dei quali la leggenda tace. Quando tutto sembrava essere terminato, interrotto, dimenticato ecco che ricompare il Chiostri a propormi l'ascolto del solito MIPA al quale, però, erano state tolte le piccole pile interne. Per la sua alimentazione erano state scelte due enormi batterie Sonnenschein A512 da 200 Ah/12 V., 140 Kg di peso, da collegare al MIPA tramite gli appositi fili e "coccodrilli" . Ma che senso ha, pensai ! Sempre 30 w è! Lo riprovai più per cortesia che per la consueta curiosità figlia dell'ignoranza. In hi-fi, territorio mutevole ed incerto, con pochi e fondati punti fermi , la voglia di provare e scoprire è componente indispensabile. La gentilezza è un accessorio. Questo è uno dei casi in cui il componente opzionale è stato maggiormente determinante di quello indispensabile . La stessa elettronica, con i suoi trasformatori, con i suoi quattro transistor, con i suoi fili d'argento, con i suoi piccoli e strani condensatori giapponesi, nella sua scatola di legno nero, da cui sporge quel suo naso ligneo (la manopola d'accensione), con i suoi soliti, stessi, medesimi 30 w ora sembrava sprizzare l'energia di un velocissimo e possente finale da 100 w. !!! Possibile? Possibile lo è perché, con le batterie grandi, le limitazioni in tenuta in potenza adesso erano scomparse con la maggioranza dei dischi, anche rock. Potevo suonare ad un volume normalmente forte senza avvertire distorsione ed avevo tutta la qualità sonora che il MIPA può offrire. Come si collega il MIPA Dalla scatola che contiene l'elettronica escono 4 fili: un positivo ed un negativo per canale. Vanno collegati al più ed al meno delle batterie. Bisogna fare attenzione: sbagliare significa fottere il finale. Lasciare distrattamente un cacciavite a toccare i due poli di una batteria così potente, significa trasformarla in un'arma letale. Dal punto di vista della sicurezza il MIPA con le pile a bordo era mille volte più sicuro. Quando si utilizzano batterie esterne, l'attenzione deve essere massima ! Collegati correttamente i fili dell'alimentazione, se la batteria è carica, il finale è pronto a funzionare. Per ricaricare questo tipo di batterie al piombo, assicurando loro lunga vita (6-8 anni), occorrono appositi caricatori professionali muniti di controllo elettronico del ciclo di ricarica. Il modo più semplice ed efficace per far funzionare in sicurezza il tutto è: collegare i caricatori (uno per batteria) ad una ciabatta con interruttore da connettere con la rete elettrica; collegare i fili dei caricatori e quelli d'alimentazione del MIPA ai morsetti delle batterie vedendo bene di rispettare la polarità; ricoprire i morsetti delle batterie con isolante onde prevenire casuali contatti fra i poli. A questo punto il sistema è sicuro. L'interruttore della ciabatta con i caricatori sta spento quando l'amplificatore è acceso. Finita la sessione d'ascolto e spento l'amplificatore, si accendono i caricatori tramite l'interruttore della ciabatta. Questo tipo di batterie sono diverse da quelle dei telefonini: per allungarne la vita è bene tenerle il più possibile alla massima carica. Perciò si ricaricano ogni volta che il finale è stato utilizzato. Il ciclo di carica è magistralmente controllato dall'elettronica dei caricatori ed ha una durata direttamente proporzionale a quanto è stato acceso il finale. Quando ho tenuto acceso il finale per più di 18 ore, il ciclo di ricarica è durato 4 ore. In pratica, con batterie diquesto genere non ci sono problemi d'autonomia. E facendo la ricarica di notte non ci si accorge di avere un finale alimentato a batterie. Il MIPA si connette alla rete elettrica per il tempo necessario alla ricarica quando è spento e si disconnette quando lo si accende per ascoltare. Il suono del MIPA Ho provato il MIPA in una catena così composta: giradischi e braccio Basis, testina Dynavector XV1-S, pre phono FM 122 MkII, lettore digitale Spectral SDR 4000, pre linea Audio Consulting SWGLA, cavi De Antoni. Ambiente d'ascolto trattato con DAAD ed EcoDAAD (articolazione media 14,9 dB). Diffusori: Avalon Mixing Monitor, Eidolon Vision, Isis. Le Mixing Monitor hanno efficienza 87 dB ed impedenza media di 8 Ohm; eguale efficienza per le Vision, ma impedenza media 4 Ohm; le Isis hanno efficienza 90 db ed impedenza media dichiarata di 4 Ohm. L'impedenza più bassa per le Vision è 3,6 Ohm. Più critica, vicino a 2 Ohm, quella delle Isis. Il MIPA ha uscite a 2, 4 ed 8 Ohm e, utilizzando la corretta uscita, le pilota tutte: quella da 8 per le Mixing monitor, quella da 4 per le Vision. Con le Isis c'è da scegliere: pilotate a 4 Ohm il suono è più aperto, brillante e vivido. Utilizzando l'uscita da 2 Ohm c'è più focalizzazione e controllo, un soundstage più compatto ed un arretramento delle alte frequenze. Ha bisogno di 20, 30 minuti di funzionamento per rendere al meglio: subito dopo acceso suona già straordinariamente bene. Però dopo una mezz'oretta il sound stage si spalanca ed gli alti si definiscono meglio. Suona come un classe A, ma è un amplificatore lineare in classe AB che scalda come un finale in classe D. E' uno strano svizzero….. estivo. Se 30 watt vi sembrano pochi sappiate che con le batterie grandi il MIPA è capace di alti volumi d'ascolto indistorti con tutti i generi musicali già con diffusori con efficienza 90 dB. Con le ISIS distanti 2,7 m. dal punto d'ascolto, ho registrato picchi da 104 dB di pressione sonora durante sessioni durate ore senza avvertire il benché minimo senso di fatica. Con i diffusori da 87 dB di efficienza non si hanno problemi con il 90% delle registrazioni. E' il livello di uscita del CD, e non il genere musicale in esso contenuto, a fare da spartiacque. Quando parlo di alti volumi intendo proprio suonare forte, senza però cercare di abbattere la casa a colpi di onde sonore: un volume giustamente alto per avere l'illusione di essere investiti dalla pressione sonora media come ad un concerto vero. Per ottenere questo occorre mettere in relazione la pressione sonora con la dinamica. Poniamo che un concerto dal vero abbia una dinamica che va dai 40 dB dei suoni più flebili ai 120 dB di quelli più intensi. La differenza fa 80 dB. Non conosco sistema di riproduzione domestica in grado di riprodurre correttamente questa dinamica. Siamo ottimisti: facciamo il caso di un sistema hi-fi capace di 60 dB di dinamica. Se tengo il volume basso avrò un range 40-100 dB: avrò dei "fortissimo", un po' meno forti; in pratica non avrò i "fortissimo". Se alzo il volume avrò 60-120 dB : avrò dei "pianissimo" più forti; in pratica non avrò i "pianissimo". Fra le due scelte, a mio parere, la prima, in ambiente domestico, è da preferire. Perché puntando ai 120 dB di picco, avrò certamente una pressione "realistica" durante i fortissimo, ma otterrò inoltre che la media della pressione sonora si manterrà più alta del dovuto e questa sarà causa di fatica d'ascolto. Poi, a meno di non avere ambienti molto, ma molto grandi, non è possibile riprodurre correttamente la pressione sonora di un concerto di musica sinfonica in una stanza ad esempio 7x5x3 m. Lasciando perdereper un attimo la musica riprodotta ed ammesso che in una stanza con queste dimensioni possano prendere posto una settantina di orchestrali (con una decina di fiati, le percussioni, ecc.), ve l'immaginate che razza di suono si avrebbe? L'immaginate la confusione sonora e la conseguente fatica d'ascolto ? Eppure sarebbe suono vero. Per avere le altissime pressioni sonore unite a correttezza occorrono ambienti di dimensioni adeguate. In ambienti più piccoli è necessario fare una riduzione in scala. In questi posti è corretto ricercare pressioni sonore che nella loro media siano simili all'ascolto dal vero senza pretendere che i picchi possano essere riprodotti come se una grande orchestra sinfonica registrata fossa suonare forte ed indistorta come se stesse in un teatro. In ambiente domestico, considerata la capacità dinamica di un sistema di riproduzione, è meglio cercare di regolare il volume per avere dei "pianissimo" come "piano" e dei "fortissimo" come "forte". La cosa importante è che la pressione sonora media sia molto simile a quella del suono vero e che si possa manifestare una scala di valori d'intensità di pressione sonora estremamente articolata. Per avere ciò è necessario che un sistema abbia una buona capacità dinamica unita a risoluzione e che sia in grado di far emergere i dettagli più minuti da quello che gli americani chiamano noise floor. Il MIPA con le batterie da 200 Ah dà l'illusione di suonare molto forte perché ha grande dinamica e strepitosa velocità nell' attacco e nel rilascio dei transienti e perchè il suo "silenzio" è completamente nero. Sembra un eccellente puledro da 100 W, con il quale è però impossibile abbattere le mura di casa perché, quando si esagera col volume, la distorsione arriva subitanea, chiara, imponente e aggressiva. Ma siamo già a livelli…oltre! E' questione di una tacca in più. Una sola, inutile tacca in più. Volendo ascoltare musica a livelli sonori "credibili", il MIPA dispone di birra più che abbondante per diffusori da 90 dB, anche in ambienti grandi. In ambienti medi, non ha problemi con diffusori da 87 dB di efficienza, se non con qualche pezzo rock registrato troppo basso. E' sconsigliato per diffusori con efficienza inferiore. Per i diffusori di efficienza media e bassa l'Audio Consulting sta mettendo a punto un super MIPA mono da 120 w per canale con batterie esterne ( ne occorreranno 4). Volendo ascoltare a pressioni sonore "incredibili", il 30 w ha bisogno di pilotare diffusori con efficienza superiore ai 90 dB. L'incremento in termini di sensazione di potenza e capacità di pilotaggio del MIPA munito da capienti batterie esterne, rispetto alla versione con batterie interne, non è significativo: è enorme! Vedi quanto può contare l'alimentazione ? La discussione che si può fare intorno al MIPA è totalmente limitata agli aspetti legati alla potenza nel rapporto con l'efficienza degli speakers. Per il resto è un finale …"indiscutibile" ( ma non esageriamo: il componente perfetto non esiste! Auto-nota dell'autore tesa ad anticipare quella eventuale del direttore che, com'è noto, non gradisce le iperboli …altrui). Come il pre SWGLA, il MIPA suona gentile e liquido, ma aperto e solido. La grana è completamente assente. La microdinamica è d'eccellenza. Definisce lo spazio in modo netto, inequivocabile: una scena sonora ricca di aria dove i contorni del palco sia in larghezza che in profondità sono chiari e dove le immagini virtuali si stagliano perfettamente a fuoco e ricche di energia. La gamma media è, per intendersi, come quella dei migliori valvolari. La cosa impressionante è la concomitante resa agli estremi: gli alti sono puri, freschi e ricchi, mai sparati in faccia, aggressivi e graffianti; i bassi sono stupefacenti: profondissimi, energici ed articolati quasi come quelli di un Krell Evolution. Con questo mix, l'ascolto, ad esempio, del violoncello, del pianoforte, delle percussioni, delle voci, origina una nuova, più evoluta, più completa esperienza d'ascolto. Il MIPA non crea fratture fra il tempo, lo spazio e l'azione contenuti nella rappresentazione sonora. Ne risulta una eccezionale trasparenza "a gamma intera" , una trasparenza verace, non ottenuta da forzate sottolineature dei suoni del registro alto. Il MIPA non è né iperanalitico né eufonico. Lascia che sia l'insieme a prevalere. Ma, se vuoi, ti dà la possibilità di sentire cosa fa di ogni singolo strumento. Ti fa apprezzare i timbri differenti, le impostazioni vocali e la differenza di mano fra un esecutore e l'altro. Con il MIPA puoi stabilire un rapporto più profondo con l'esecuzione, entrarci più dentro, capirci di più, coglierne tutte le peculiarità. Di MIPA 30 w ne esistono due tipi: uno coi trasformatori in rame e un altro coi trasformatori d'argento (Reference). Il primo suona appena appena meno veloce e trasparente ed in modo leggermente più caldo del secondo, che costa un fracasso di più. Li ho sentiti entrambi. Il vero "affare" è quello normale, che, con le batterie da 200Ah ed i caricatori professionali, costa in Italia un po' meno di 10.000 Euro. A guardare il suo cabinet spartano e considerando che, al suo interno, prevale la logica del "meno c'è e meglio è" (anche se ciò che c'è è di altissimo pregio), sembra non valere i soldi che costa. Sono dell'idea che in hi-fi il valore lo dà il suono e non il peso o il look. Chi fosse d'accordo con me, prenda in considerazione il MIPA prima che Serge Schmidlin divenga troppo famoso.Buone note. Italo Adami
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17 Gen 2008, 12:26 PM
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