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Luca Chiomenti di Kiom
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Bloccato
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- Prima di creare Kiom lavoravi sempre nello stesso settore? S¨¬. Ho operato come professionista per circa dieci anni, tra il 1990 ed il 1999. Sono stato consulente per varie aziende nel settore audio, tra le pi¨´ note al grande pubblico ci sono Aloia, Galactron e SAP. - Molti auto-costruttori si concentrano soltanto sull'amplificazione, sui diffusori, sui cavi - ma raramente fanno sistemi completi. Perch¨¦ hai scelto questa ultima strada? In primo luogo perch¨¦ non sono un auto-costruttore. Devo fare una precisazione, visto che su questo argomento c'¨¨ troppa confusione. Molto spesso il pubblico confonde un costruttore che opera in maniera artigianale con un autocostruttore. Niente di pi¨´ sbagliato. Nulla ¨¨ pi¨´ distante da un autocostruttore di un vero costruttore artigianale. Un vero costruttore artigianale ¨¨ un professionista che decide di operare su numeri molto pi¨´ piccoli di quelli dell'industria, per poter superare le limitazioni imposte dalle produzioni in serie, con oggetti costruiti e messi a punto uno per uno. Tuttavia DEVE avere alle spalle gli studi ed una preparazione comparabili, se non superiori, a quelli di chi opera nell'industria. Questo dovrebbe risultare evidente da molti aspetti: dal rigore del suo approccio, dai prodotti, dalla loro progettazione (originale, frutto di ricerca e sviluppo impegnativi)
alla loro realizzazione etc,etc, L'autocostruttore ¨¨ un appassionato che, da dilettante (in senso letterale: colui che opera per diletto), decide di costruirsi qualcosa per il piacere di farla con le proprie mani. Non ¨¨ tenuto ad avere, e nella stragrande maggioranza dei casi non ha, conoscenze approfondite. Le sue realizzazioni sono di solito repliche di progetti esistenti, al limite con qualche modifica e magari curate nell'estetica. Mancano del tutto la ricerca e sviluppo, la progettazione (vera) e tutto ci¨° che concorre a generare un prodotto vero, oltre ovviamente al confronto con il mercato (distribuzione e vendita ma anche assistenza, cura del cliente etc). Mi paiono due approcci opposti. Purtroppo la confusione nasce perch¨¦ ci sono autocostruttori che, dopo due realizzazioni, si svegliano una mattina e decidono di ¡®vendere¡¯, magari ad amici un po' ingenui, cose che fino al giorno prima costruivano per diletto, auto-promuovendosi professionisti senza alcuna reale competenza e con tutte le conseguenze del caso, in particolare per un certo pubblico poco accorto... Mi fermo qui ma spero di essere stato chiaro. Veniamo alla domanda: sistemi ed apparecchi. Kiom propone sia sistemi sia apparecchi per rispondere a due diverse esigenze. Il sistema ha una sua coerenza interna che pu¨° portare, a mio parere, ad ottimizzare le sinergie tra i componenti. Questo ¨¨ particolarmente utile quando i componenti sono concepiti con criteri un po' particolari, come ad esempio l'alta efficienza per i diffusori e la potenza moderata nelle amplificazioni. Date le difficolt¨¤ che comporta la messa a punto dei sistemi alta efficienza/bassa potenza, un sistema concepito in modo organico credo sia la strada migliore per un risultato sicuro ed ottimizzato. Ci sono poi gli apparecchi che possono essere inseriti in impianti pi¨´ diffusi e pi¨´ semplici da mettere a punto, basati su potenze pi¨´ alte e diffusori ad efficienza media o bassa (non realizzo diffusori di questo tipo). Per questo la Kiom proponetanto sistemi (con ampli di potenza contenuta e diffusori ad alta efficienza) quanto apparecchi, in particolare delle amplificazioni di potenze pi¨´ consistenti, per chi desideri le qualit¨¤ dei miei prodotti in un impianto concepito secondo altri criteri.
- Un designer di componenti audio non lavora nel vuoto, nel senso che ha un particolare suono che vuole riprodurre. Come sei arrivato al tuo? E come lo definiresti? Lo definirei un ¡®non suono¡¯, nel senso che l'impianto deve cercare di non mettere e non togliere nulla rispetto a quello che c'¨¨ inciso sul disco, se stiamo parlando di hi-fi e non di ¡®my-fi¡¯. La strada che ho percorso credo sia l'unica che possa seguire chi si occupa professionalmente di queste cose: avere bene in mente la musica dal vivo e le emozioni che questa suscita. Questo ¨¨ e rimane l'unico riferimento.
- In altre, parole, come fai per determinare se un componente ¨¨ colorato o no? La premessa fondamentale ¨¨ che frequento molta musica dal vivo (parlo di musica acustica), che mi permette di essere piuttosto ben allenato sul suono reale. Per valutare le colorazioni di un impianto ho due metodologie principali. La prima, fondamentale, ¨¨ il confronto per contrasto che, come tutti sanno, ¨¨ accessibile a tutti, permette di sgrossare ampliamente i risultati e pu¨° essere impiegata anche per le valutazioni degli impianti sconosciuti senza l'uso di dischi di riferimento. Per anni, andando dagli appassionati per una valutazione dei loro impianti, mi sono presentato senza alcun disco di riferimento, suscitando sconcerto. Oggi ne porto uno o due, tanto per essere rassicurante e non mettere le persone nel panico ma di fatto non ¨¨ con quelli che valuto il loro sistema. Ogni volta che ho cercato di spiegare questa metodologia, negli ultimi 15 anni, molti hanno risposto quasi infastiditi ¡®ma s¨¬, certo, ho capito¡¯.... Visto dunque che tutti affermano di sapere perfettamente di che si tratta, non mi dilungher¨° oltre. La seconda metodologia, pi¨´ complessa e che serve per delle rifiniture, ¨¨ il confronto con la musica dal vivo. Questa ¨¨ di attuazione pi¨´ difficile e richiede di avere a disposizione dei musicisti, di poterli registrare e di confrontare il risultato al volo. Per mia fortuna ho alcuni amici che sono anche musicisti professionisti (qualcuno insegna in Conservatorio, qualcun altro suona al San Carlo e cos¨¬ via) e con una attrezzatura semplice ma efficace posso permettermi di fare questi confronti diretti. Ribadisco per¨° che gi¨¤ con il solo primo metodo si possono avere ottimi risultati quando si cercano ¡®colorazioni¡¯ in un impianto. - Pensi che il riferimento possa essere soltanto la musica acustica? Beh, qui non si tratta solo di un mio pensiero, direi che ¨¨ un dato di fatto. Quando dal vivo ascoltiamo musica non strettamente acustica, stiamo gi¨¤ ascoltando un sistema di amplificazione. A quel punto non esiste pi¨´ un suono originale, poich¨¦ anche dal vivo ci¨° che sentiamo ¨¨ gi¨¤ filtrato dalla sensibilit¨¤ del tecnico del suono: si noti che in uno spettacolo amplificato ci sono in genere due mixer, uno sul palco per ¡®fare i suoni¡¯ ai musicisti (ciascuno vuole sentire il proprio strumento) ed uno per il pubblico. Se si vuole parlare di suono "originale" da prendere come riferimento, l'unico che si pu¨° prendere in considerazione ¨¨ quello acustico non amplificato. - Al Top Audio quest'anno ho fatto registrare una batteria rock live e abbiamo confrontato il suono live contro il suono registrato. Per tante gente ¨¨ stato uno choc profondo realizzare che il suono riprodotto ¨¨ ancora molto lontano dal suono degli strumenti suonati in condizione live. La colpa ¨¨ in parte del sistema di registrazione ed in parte del sistema di riproduzione. Se vogliamo concentrarci sulla riproduzione, qual ¨¨ il componente pi¨´ debole nella catena hifi? A mio parere i diffusori sono tuttora l'elemento pi¨´ debole in una catena audio. Sono ancora oggi il sistema pi¨´ ¡®imperfetto¡¯ e che genera le maggiori distorsioni del segnale. Trovo che tutti i sistemi a bassa efficienza soffrano di notevoli compressioni nella restituzione della dinamica (che non vuol dire suonare forte!). Tra gli altri anelli deboli vorrei solo accennare al "dettaglio" del corretto interfacciamento dei diffusori con l'ambiente: ¨¨ un argomento passato di moda ma che non per questo ha perso la sua estrema importanza. - Quale ¨¨ (sono) i componenti meno deboli? E perch¨¨? Qui ¨¨ pi¨´ difficile rispondere: si tratta di una bella lotta tra le sorgenti e l'amplificazione (non entro nel discorso del software). Le sorgenti moderne sembrano rasentare la perfezione, peccato che un vecchio ed imperfetto giradischi suoni tuttora meglio... cos¨¬ come le amplificazioni attuali sono quasi perfette, anzi alcune si propongono proprio come tali, peccato che certi amplificatori con strutture circuitali "arcaiche" possano far vivere emozioni difficilmente suscitabili con altri apparecchi - Allora quali sono gli strumenti musicali pi¨´ difficili da riprodurre? Nessuno... un buon impianto dovrebbe essere "onnivoro", per citare uno dei pi¨´ bei complimenti che sono stati rivolti ad alcuni miei impianti. Ci sono alcuni strumenti ritenuti tradizionalmente pi¨´ difficili da riprodurre, come il pianoforte o il clavicembalo. Il fatto che un clavicembalo suoni come un carillon dovrebbe spingere gli appassionati a fare serie riflessioni sui loro sistemi, partendo dalla radice, dalla concezione del sistema pi¨´ che disperdersi nei dettagli e nelle sfumature. Gli strumenti singoli possono essere difficili da riprodurre se il sistema ha dei problemi, basta solo provarne di diversi. Ricordo vari esempi di impianti che sembravano andare molto bene con delle chitarre ma erano tragici con il pianoforte (o viceversa). Gli strumenti singoli possono mettere in evidenza picchi, buchi o alterazioni nelle risposte del sistema. Le cose davvero critiche sono la voce umana (non pasticciata con effetti vari, please), sia singola sia di un coro, una grande orchestra, un organo. Queste sono le cose che mettono in crisi molti sistemi. - Quando visito le sale al Top Audio sono sempre sorpreso dalla scelta dei dischi in ascolto. Hai qualche registrazione che ritieni particolarmente buona per valutare la qualit¨¤ dell'impianto? No. Un impianto deve andare bene con qualunque disco inciso ragionevolmente bene, ovviamente in proporzione alla qualit¨¤ dell'incisione. Non si pu¨° pretendere il massimo della qualit¨¤ da un disco degli anni venti per quanto ben restaurato. Un buon impianto deve tuttavia saper trasmettere emozioni anche con un disco cos¨¬. In sintesi se si vuole fare questa violenza alla musica, ovvero usarla per valutare un impianto, suggerisco solo che sia musica acustica, non amplificata. - Uno dei grandi problemi del mondo hifi per me ¨¨ l'ignoranza di tanti audiofili del suono vero, quello live. Sono talmente abituati ad avere come riferimento il suono riprodotto da componenti audio che hanno perso del tutto il collegamento con la realt¨¤ acustica. Allora, ti dico, a che serve ammazzarci per creare sistemi di riproduzione il pi¨´ vicino possibile alla realt¨¤, quando la realt¨¤ non piace molto? Credimi, numerose sono le volte dove ho sentito audiofili preferire per esempio registrazioni pessime a quelle decisamente pi¨´ in grado di riprodurre un'illu-sione abbastanza buona della realt¨¤ acustica. Che si tratta di registrazione o di hardware, non fa niente. Piace il suono colorato, aggressivo... Sfondi una porta aperta: concordo pienamente con quanto tu dici. E' un problema che devo affrontare quotidianamente. Ormai ho vari lustri di dimostrazioni alle spalle. Ti assicuro che ¨¨ frustrante incontrare persone che, desiderose di "mettere alla frusta" un impianto, si presentano con una sfilza di dischi SOLO di musica elettronica/amplificata. A quale originale pensano di poter fare riferimento? Tutto ci¨° che riescono a scoprire ¨¨ quanto il risultato sia "diverso" dal suono del proprio impianto (che ¨¨ il loro riferimento). Non sarebbe la musica dal vivo da prendere come riferimento? A parole tutti dicono di si, nei fatti poi le cose non sono cos¨¬ semplici. Non per tutti. Su questi aspetti avrei numerosi aneddoti da raccontare, come credo anche tu. Qui posso solo invitare a frequentare di pi¨´ la musica dal vivo, ¨¨ un'esperienza bellissima, che fa crescere, oltre a premettere di valutare meglio gli impianti, effetto del tutto secondario e trascurabile...
- Ti ho chiesto questo perch¨¨ ho sentito componenti vintage che suonano in modo incredibilmente piacevole (ricchezza armonica) ma totalmente colorati. Sei d'accordo? In generale si. Il discorso sugli apparecchi vintage ¨¨ ampio e complesso. Il mio parere, in breve, ¨¨ che ieri come oggi siano pochissimi i componenti realmente di grande valore, capaci di una riproduzione di alto livello. Spesso ci sono delle forti colorazioni, anche se le colorazioni degli apparecchi d'epoca sono in genere diverse da quelle degli apparecchi di oggi e sovente risultano piuttosto gradevoli, anche se molto colorati. - Inevitabilmente la costruzione di un componente audio ¨¨ un compromesso. Dove pensi che un designer non deve fare compromessi? In altre parole, come fai per determinare la qualit¨¤ sonora di un componente o catena meno costoso di uno pi¨´ costoso? Quale tipo di compromessi sono permessi e quale non lo sono? Domanda davvero complessa ma anche molto bella. Una risposta esauriente richiederebbe un libro intero, devo necessariamente contenermi. Qualunque progetto, di qualsiasi livello e costo, ¨¨ una forma di compromesso. Attribuisco a questa parola il significato di "scelta di una soluzione piuttosto che un'altra". Quello che importa sono i CRITERI in base ai quali si operano le scelte. E' su questi si che non si possono fare compromessi, occorre cercare di metterli in pratica al meglio all'interno dei limiti di budget imposti dal capitolato di progetto. Non voglio addentrarmi in aspetti tecnici quindi ti indico solo un paio di criteri per me irrinunciabili: l'equilibrio (tra le varie componenti e nel risultato) e la musicalit¨¤. Il concetto di equilibrio, di bilanciamento ¨¨ uno di quelli che tengo in maggiore considerazione. Esso vale tanto nella progettazione di un apparecchio quanto nella creazione di un sistema ed ¨¨ un'idea che sfugge spesso. Parlando di apparecchi, che senso ha infarcire un oggetto di componenti costosi quando lo schema di base ¨¨ estremamente povero, banale ed ¨¨ quello il vero limite dell'apparecchio? Eppure ¨¨ un caso che si incontra molto pi¨´ spesso di quanto non si creda. Si noti che ho detto componenti costosi, non ho parlatodei "migliori" perch¨¦ anche questo ¨¨ un concetto privo di senso, per quanto sia una chimera inseguita da molti dilettanti (o sedicenti professionisti). Il componente migliore non esiste, c'¨¨ solo quello che pu¨° svolgere al meglio un preciso compito assegnato: il condensatore X potr¨¤ essere il migliore in una applicazione molto specifica ma questo non significa che usare ovunque i condensatori X ci offra la garanzia del "migliore risultato". Anzi, spesso accade il contrario e porta a forti colorazioni. E' un po' come prendere una Fiat Punto, un progetto nel suo complesso equilibrato, e montarci "il migliore motore", ad esempio un motore da formula uno. Cosa si ottiene? Un disastro perch¨¦ si perde l'equilibrio complessivo dell'auto, con un telaio non in grado di reggere la potenza del motore, le gomme non in grado di scaricarla a terra e dei freni inadeguati che la renderanno una vera bara ambulante. Una macchina simile serve solo per andare al bar ed aprire il cofano davanti agli sguardi stupiti degli amici, non per andare in giro. A nessuno vengono in mente casisimili nel nostro settore? Per finire la musicalit¨¤. E' forse l'unica cosa alla quale non si pu¨° rinunciare, quella sensazione di essere coinvolti nell'evento musicale. Se non riesco ad ottenere questo risultato da un apparecchio non lo realizzo, lo rifaccio: ci sono stati casi nei quali, gi¨¤ a buon punto nello sviluppo di un progetto, ho ricominciato tutto da capo perch¨¦ il risultato non mi soddisfaceva appieno sotto questo punto di vista. Ti ringrazio per questo colloquio. Pierre Bolduc
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Segreteria
Veterano
segreteria@audiophilesound.it
14 Dic 2007, 9:19 AM
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